Anche i linguaggi dell’arte visiva sono presenti a La Via dei Librai 2021, grazie all’esposizione curata per l’occasione dal Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo – nello spazio vetrina di Palazzo Belmonte Riso – di due opere della propria collezione permanente, legate al tema del libro e della parola: Telex (1973) di Emilio Isgrò e Konvolut (1994 – 2010) di Michele Canzoneri. Il Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo – RISO aderisce, come negli anni scorsi, a La Via dei Librai 2021, che ha ricevuto, tra gli altri, il patrocinio dall’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. Le due opere resteranno esposte durante l’intero periodo della manifestazione.
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“Gesti d’arte per la città comunità”
Anche i linguaggi dell’arte visiva sono presenti a La Via dei Librai 2021, grazie all’esposizione curata per l’occasione dal Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo – nello spazio vetrina di Palazzo Belmonte Riso – di due opere della propria collezione permanente, legate al tema del libro e della parola: Telex (1973) di Emilio Isgrò e Konvolut (1994 – 2010) di Michele Canzoneri.
Il Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo – RISO aderisce, come negli anni scorsi, a La Via dei Librai 2021, che ha ricevuto, tra gli altri, il patrocinio dall’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.
Le due opere resteranno esposte durante l’intero periodo della manifestazione.
Su questi due lavori, scrive Rosaria Raffaele Addamo, storica dell’arte del Museo Riso:
“Nell’opera Telex, Emilio Isgrò, che dal 1964 ha dato avvio, nell’ambito del movimento della poesia visiva, ad una pratica artistica basata sulla cancellatura di parole con macchie di china, interviene qui su un testo simbolo della comunicazione telegrafica degli anni Settanta per conferire alle parole, celate e protette dalla china, nuova forza semantica. Si tratta, dunque, di un intervento volto a recuperare il valore della parola, naufragata nella babele della comunicazione mediatica. In quest’opera l’artista ripropone la cancellatura come cesura e cerniera testuale, ma anche come strumento che, ricontestualizzando le parole che la macchia di china risparmia, conferisce loro nuovo valore iconico.